“Pensare che la Rai…” Cosa gli hanno fatto a viale Mazzini In 6 milioni per Alberto Angela. , roba pazzesca

Ha appena finito di montare l’ ultima delle quattro puntate del suo Meraviglie – La penisola dei Tesori, nel centro produzione Rai di Napoli, Alberto Angela.

È in stazione, fermato dai cacciatori dei selfie manco fosse una popstar, cerca il suo treno per tornare a casa mentre racconta il segreto dell’ enorme successo della prima puntata, che ha incollato al video quasi sei milioni di telespettatori.

«In questo prodotto c’ è il massimo di ogni professionalità di chi vi ha lavorato, dai testi al montaggio; ci sono tecniche di ripresa di altissima qualità, lunghi piani sequenza aerei, ci sono droni, ma certo la prima serata su Rai Uno, non era una sfida facile».

Ma lei è un ormai il re Mida degli ascolti di qualità. Non faccia il modesto.
«Ogni volta che vado in onda sono pronto a tutto. Ero fiducioso però, per due fattori fondamentali: primo perché il lavoro dietro questo programma mette in luce l’ altissimo livello di professionalità del dna Rai, ricordiamo che solo in Italia si manda in onda da tempo la cultura in prima serata di sabato con Ulisse su Rai Tre.

Secondo fattore: il tema trattato, che è qualcosa di incredibile, rendiamocene conto: l’ Italia è il Paese con il maggior numero di siti Unesco, 53, più persino dell’ enorme Cina. Noi in 77 giorni di riprese ne abbiamo filmati 12, 3 per puntata, per due da prima serata di Rai Uno, più altri 16 siti di altissimo valore culturale.

Inoltre le interviste a personaggi che si raccontano in modo inedito, da Monica Bellucci che parla di Assisi a Toni Servillo che parla della Reggia di Caserta e poi Riccardo Muti, Paolo Conte che non si è mai aperto così tanto. Poi abbiamo prodotto 10 fiction storiche inedite. Con questo materiale noi sapevamo che la qualità di certo era assicurata».

Perché tutto in soli 77 giorni?
«Le dinamiche televisive sono strane. Quando ci sono stati tutti i via libera per partire, era già il 5 ottobre e abbiamo dovuto realizzare il programma entro il 22 dicembre. Non avevamo margini di errore, qualsiasi fossero le condizioni meteo e di luce, ce le dovevamo fare andare bene. Così ci siamo trovati a riprendere i trulli sotto una bufera che sembrava di essere in Siberia. Ma doveva essere buona la prima».

Quante persone hanno lavorato a Meraviglie?
«Non tantissime, 20, 25. Ma tutte con quel Dna Rai di cui parlavo».

E pensare che a settembre lei veniva dato in partenza dalla Rai…
«Io non ho mai fatto le valigie. Semplicemente il mio contratto era scaduto, ormai da un anno e mezzo, le risposte non arrivavano e intanto erano arrivate altre proposte. Non so perché abbiano tardato tanto, forse i cambi al vertice, la legge sui tetti agli stipendi».

Fazio ha sempre detto: Faccio guadagnare con la pubblicità nei miei programmi più di quanto costo. Anche per lei è così?
«Non sono entrato all’epoca in queste polemiche e non vi entro adesso. Mi interessa di più sottolineare un’ altra cosa. Non solo un italiano su dieci ci ha seguito. Ma i dati poi dicono che tra i nostri telespettatori moltissimi sono giovani, una fetta di pubblico che da anni ha abbandonato il media televisivo, ma che ci torna se trova risposte alla sua fame di conoscere».

È notizia di queste ore poi il boom dei musei nel 2017 in Italia: oltre 50 milioni di visitatori. Dalla cultura può partire la ripresa?
«Assolutamente. E con Meraviglie abbiamo voluto sottolineare l’ unicità del nostro territorio e patrimonio. Io lo posso dire perché ho viaggiato tutto il mondo. Ogni Paese ogni cultura celebra una sua età dell’ oro. Ma noi italiani, che siamo molto bravi a darci addosso, ci dimentichiamo che sono almeno 2500 anni che ogni nostra generazione e periodo storico produce qualcosa di unico, meraviglioso, che tutto il mondo ci invidia. Ora, va bene essere umili, però insomma se Michelangelo fosse nato in Francia verrebbe ricordato come il più grande genio francese mentre noi italiani lo definiamo il genio del Rinascimento. Sì, ma del Rinascimento italiano, però! In Italia poi, oltre alla cultura abbiamo le campagne più belle dove vengono a sposarsi anche i facoltosi dall’ estero, le coste più famose, le montagne più spettacolari, un territorio che, vi assicuro, vederlo tutto in un lungo piano sequenza come nel programma toglie il fiato. Se non è una risorsa questa!».

Gli italiani hanno capito anche che il nome Angela è un marchio di successo?
«Vi assicuro che ogni volta ho il terrore come fosse la prima. Anche perché le variabili tv sono infinite, dalla controprogrammazione alla stagione di messa in onda».

Però dopo il successo della danza di Bolle a Capodanno, si ha avuto la prova che Rai Uno è pronta per prime serate ad alto tasso di cultura no?
«Il programma di Bolle è stato meraviglioso, ma è ancora un’ altra cosa: un evento unico, una sola serata. A noi è stata chiesta una serialità, la sfida è ancora più complessa».

Lei però si è allenato a questo successo con gli anni di Ulisse e poi le serate evento di Stanotte a. Non ha mai temuto di suonare ripetitivo?
«Abbiamo voluto linguaggi molto diversi. Ulisse, come Albatros, il mio primo programma, quello che facevo alla tv svizzera, è proprio la cifra del mio modo di raccontare, da paleontologo, sviscerando ogni aspetto di un singolo argomento per due ore, che è un po’ una sfida in palinsesti dove tutto deve essere veloce, pochi minuti e si deve voltare pagina. Stanotte a è nato dalla mia esperienza personale».

Ce la spiega?
«Tutte le volte che ho dovuto fare delle riprese in un museo, ci autorizzavano a farlo di notte, a porte chiuse. E trovarsi da solo, di notte, dentro gli Uffizi o al Museo Egizio, è un’ emozione pazzesca, ti pare che gli antichi ti parlino.

Mi sono detto: “Facciamo provare la stessa emozione ai telespettatori” Questo Meraviglie – L’ Isola dei Tesori nasce invece da una richiesta prima dell’ ex direttore di Rai Uno, Andrea Fabiano e ripresa dall’ attuale, Massimo Teodoli, di un programma di un nuovo modo e una nuova serie culturale. Da qui il bisogno di mettere in campo professionalità e tecnologia come gli elicotteri d’ avanguardia 4ka per riprese dall’ alto, all’ alba, cercando la luce più suggestiva per immagini montate anche con musica di qualità.

Il programma è un immenso piano sequenza, tecnica di ripresa usata per la prima volta persino tra i reperti del Museo di Villa Giulia a Roma, che regala l’ impressione che il passato sia qui a raccontarsi oggi, attraverso ogni vaso e ogni sarcofago. Tanti piani sequenza che restituiscono un’ unica grande idea: la genialità del nostro passato che è il seme per capire il presente e per inventare il futuro».

Angela, il 2018 iniziato con lei e Bolle allora fa ben sperare. In tv e non solo?
«Basta guardarsi intorno, in qualsiasi delle nostre città siamo per sperare. E essere anche un po’ orgogliosi. Nel Rinascimento l’ Italia parlava con Leonardo o Michelangelo. Oggi attraverso le eccellenze del design, della moda o anche del cibo».

di Rita Pavesi

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